Intervista a Paolo Marchi, l’ideatore di Identità Golose presenta in Sicilia il suo XXL

Un quarto d’ora con Paolo Marchi, una lunga chiacchierata per commentare il mondo agroalimentare italiano. L’occasione è stata la sua ultima presentazione a San Vito Lo Capo del suo libro XXL.

Centottanta pagine in cui sono racchiuse 50 storie collegate a 50 ricette che, come scritto in copertina, hanno contribuito ad “allargare” la sua vita e il suo girovita. E’ la storia di Paolo Marchi, giornalista enogastronomico ideatore e curatore di Identità Golose.

Da cosa nasce l’idea di questo libro?
“Spesso mi chiedono come si fa a diventare giornalisti, come si fa a coltivare questa passione o che studi bisogna fare. Non c’è nulla di nascosto, l’idea mi è nata dalla volontà di raccontare la mia esperienza in cucina dopo anni passati in giro per i più importanti ristoranti italiani come inviato sportivo per il Giornale. Ho cercato solo di dare un’organicità alla cosa. La mia vita è stata divisa in tre periodi, quello da inviato sportivo, quello in cui mi dividevo tra inviato sportivo e appassionato gourmand e quella che vivo oggi che definirei semplicemente goloso”.

Una manuale, un libro, un’opera da sfogliare. Cos’è XXL?
“Il mio giro in Italia mi ha permesso semplicemente di mettere in ordine i miei ricordi, un manuale sui generis su come diventare giornalisti. Un modo

Qual è il suo legame culinario con la Sicilia?
“C’è un episodio che mi lega alla Sicilia particolarmente. Ero molto piccolo e ogni Natale ci arriva una enorme cassata siciliana, quel regalo sintetizza come sono i siciliani. Non ho mai fatto vacanze in Sicilia, ma spesso sono venuto in Sicilia solo per lavoro come inviato sportivo”.

Eppure qualcosa a livello gastronomico questa terra può offrire…
“Sì altro che, se a Milano vai in un ristorante e non ti piace un risotto, magari si offende lo chef o il proprietario ma la cosa finisce lì. Se al Sud scrivi una cosa che non ti piace quasi si offendono…”.

Lei rappresenta da dieci anni Identità Golose, un’intuizione geniale nel 2004?
“Nel 2004 quando decisi di dare vita a Identità Golose avevo poco meno quarantanove anni e non badai a null’altro che di avere il consenso di Ferran Adrià e di quei chef italiani che oggi sono riconosciuti a livello internazionale ma allora erano in ascesa prima che arrivasse per alcuni la stella per altri la ribalta televisiva.E così quasi per gioco è nata l’idea di un portale del gusto”.

In giro quali giovani chef vede?
“Francamente non vedo in giro giovani che ti propongono piatti che ti sconvolgano. Mi viene in mente Antonia Klugmann de L’Argine a Dolegna del Collio. Enrico Panero di Eataly a Firenze. Alessandro Dal Degan de La Tana ad Asiago. Gianluca Gorini de Le Giare a Montenovo di Montiano. E qualche altro…”.

Chiudiamo con una battuta su Expo…
“Per me è andata bene, poi anche a me dà fastidio la presenza delle multinazionali ma a livello organizzativo non è facile gestire una manifestazione come questa. Detto ciò, l’Italia dovrebbe mettere più ottimismo in quello che fa. A noi non manca la qualità delle materie prime o il talento dei cuochi, a noi manca l’organizzazione. Expo ha dimostrato che l’Italia quando vuole è capace di tutto ed è in grado di organizzare una manifestazione come l’esposizione universale. Le critiche le condivido ma devo dire anche che chi vuole ha potuto fare una passeggiata tra i più bei padiglioni del mondo facendo un immaginario giro del mondo gastronomico. Certo poi, ci sono i fessi quelli che vanno in giro a guardare mentre mangiano un gelato industriale appena comprato nel chiosco delle multinazionali”.

Dunque, alla fine un giudizio positivo?
“Assolutamente sì. Noi italiani dovremmo solo parlare un po’ di meno e cercare di valorizzare di più il nostro prodotto nazionale. Se noi italiani non capiamo l’importanza di Expo e di quello che significa valorizzare il prodotto a livello internazionale, allora è giusto che siamo una nazione in crisi”.

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